Ieri ed oggi sono stato ammalato.

 

Domani non so.

 

Quello di cui sono certo è che, a differenza di altri uomini, a me non piace dimostrare sofferenza.

 

Mi comporto quasi come al solito.

 

Si insomma, non chiamo il prete per l’estrema unzione in caso di febbre.

 

Non è la malattia che pesa, ma l’inevitabile ricordo di quando ero bambino.

 

Età in cui l’estate era lunghissima e le tette della maestra enormissime.

 

Età in cui tutte le cose della vita sono estremamente ridimensionate (tranne le tette di cui sopra) e c’è sempre una carezza quando la febbre martella.

 

E si martella sull’incudine.

 

L’incudine è pesante e se cade sul piede, gridi.

 

Grida il pazzo e canta lo stolto.

 

E lo stolto non gradisce le vaginette di casa Vetraio.

 

PS: la maestra deve aver avuto molte figlie.

 

Vedete?

 

Tutto porta a qui:

 

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7 Comments

  1. dirittoerovescio

    Rispondi

    oh povero, povero piccinoooooooooooo!!!!!!!!!!!! kiss

    eccoti la cura.

    p.s.

    sono o non sono una tipa ok?

     

    p.s. del p.s.

    rispondere solo affermativamente.

  2. Rispondi

    sempre peli ascellari, peli ascellari, come se la natura non avesse concesso altre elargizioni,  carichiamo il top e poi finiamola per tutte co' sti peli anche perché mo' viene l'inverno ed a kiro je poterebbero fa sognà caldi riposini

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