CONCETTO ELEMENTARE

Dunque, vediamo un pochino come procedere.

Vorrei fare un ragionamento forbito, non denigratorio e possibilmente senza brutte parole*.

Vorrei fare un discorso attento alle posizioni di tutti gli interlocutori/lettori.

Vorrei fare un discorso moderato.

Pacato.

Un discorso come si deve.

 

Quando si scrive un post, un tweet o altro, equivale ad esporre il proprio pensiero davanti ad un certo gruppo di persone, siano esse una o più di una.

Corrisponde a sostenere una tesi in birreria, in piazza, dal barbiere o cazzi mazzi.

Non per nulla, si definisce “pubblicare” un post.

Pubblicare vuol dire rendere pubblico.

Esporre un criterio pubblicamente, se da un lato soddisfa la tua necessità di esternazione, dall’altro ti espone a critiche.

Tra le critiche ci saranno gli apprezzamenti, cosippure le disapprovazioni.

Fa–parte-del-gioco.

Ora, anche se non so più cosa volevo dire, credo che chi pubblica non possa permettersi di rispondere: “Tu taci perché nessuno ti ha interpellato”, cazzo boia, porca puttana.

 

*Ecco, sapevo che non ci sarei riuscito!

 

ORIGINI DELL’ISIS

Invecchiando si riesumano ricordi che risultavano nascosti e rinchiusi in qualche parte del cervello.

 

Oggi vorrei dedicare un pensiero ad una mia insegnante delle medie.

 

Era ipovedente e aveva piacere di poter affermare che ci insegnava musica.

 

In realtà l’unica musica che abbiamo imparato con lei, non aveva nulla a che vedere con le note musicali, ma si avvicinava moltissimo alle grida di bimba quando le tocchi le mutandine.

 

Era ipovedente nel senso che non vedeva una beata minchia e nessuno sa come potesse affrontare le scale.

 

Nessuno sa nemmeno come potesse affrontare noi, decisamente più pericolosi delle scale.

Quelli erano anni nei quali non si scherzava.

 

Passare per le mani del preside era qualcosa da non augurarsi.

 

Egli si vedeva poco perché spesso impegnato ad addestrare uomini dell’ISIS, ma quando appariva, spariva sempre qualcuno di noi.

 

Non si sa bene se inghiottito, decapitato o sospeso.

 

La nostra insegnante di musica ci aveva fatto dotare di flauto, non calcolando che ha una forma decisamente simile a quella della micidiale penna bic.

 

La penna bic, assieme all’AK47 e all’UZI da 9 mm, costituiscono l’ossatura delle cellule di guerriglia più organizzate al mondo.

 

Il trucco era semplice:

con azioni di intelligence i maschi imponevano alle femmine di suonare sto cazzo di flauto.

 

Vabbè, ok, le compravamo.

Loro suonavano e noi da bravi guerrieri, si offriva la merenda.

 

Con azioni di disturbo, avvicinamento ed intrusione, ci avvicinavamo alla cattedra armati di penna bic senza anima, e flauto senza bocchino.

 

Questa cosa del “senza bocchino”, si è poi protratta per tutta la nostra vita.

 

Montagne di carta venivano appallottolate, inserite nelle nostre micidiali cerbottane e sparate senza pietà.

 

Obiettivo: la sua capigliatura che ricordava quella di Marcella Bella o quella di tutti i rockers anni ’70.

 

Solo una volta ha reagito.

Una sola volta, per dio.

 

E quella volta ha gridato con tutta la voce di cui disponeva: “Almeno non mirate agli occhi, che potrei perdere la vista!”.

 

PS: la penna bic ci aveva insegnato ad essere senz’ anima.

Per questo motivo, ovunque essa sia, la abbraccio.

L’insegnante, intendo.

 

CANCRO COMPLOTTARO

Leggevo di quel bambino in auto col padre.

 

Si, quello che invece di estrarsi corpose caccole da attaccare ai sedili come mesi di una stecca militare, indicava felice un arcobaleno.

 

Qual è il bambinello non attratto dall’arcobaleno?

 

E qual è il padre che avrebbe il coraggio ed il cervello per dire a suo figlio che quello non è il vero arcobaleno?

 

L’ignorante ha infatti detto al figlio che quella è una creatura del NWO, destinata a spargere metalli pesanti nell’aria per farci morire tutti.

 

Ogni vostro commento verrà rigorosamente trascritto nel profilo FB del padre complottaro.