IMMAGINA, PUOI.

Immagina che tutti abbiano chiaro il concetto di crisi;

 
Immagina che tutti capiscano che, da ‘sta cazzo di crisi, se ne debba uscire;

 
Immagina che con la crisi un po’ tutti debbano tirare la cinghia;

 
Immagina che ci siano posti dove la crisi si sente di più e altri dove si sente di meno;

 
Immagina che la crisi faccia male.

 
Che semini perfino morte e disperazione.

 

 

 

Immagina adesso che ci sia qualcuno che sfrutti la crisi;

 
Immagina che qualcuno agisca solo e soltanto per incrementare il profitto a discapito dei lavoratori;

 
Immagina che questi imprenditori possano far circolare i loro guadagni in modo lecito;

 
Quindi devi anche immaginare che il nostro governo indecente, aiuti questi delinquenti a commettere quello di cui sopra;

 
Immagina pure anche che il sindacato sia diventato una sorta di tampax del sistema;

 
Immagina che nemmeno la forma di protesta principale (leggasi sciopero) possa essere più attuata;

 

 
Immagina che non si stia parlando del 1850 ma del 2015;

 
Ora immagina che dalla crisi avremmo potuto uscire molto prima se solo lo Stato avesse attuato delle misure a tutela del lavoratore;

 
Immagina anche che quelli che oggi vengono definiti “contratti a tempo indeterminato” non siano dei “contratti a tempo indeterminato” ma delle pugnette alla “azzeccagarbugli”.

 

 

Insomma, immagina l’Italia di oggi.

 

 

Immagina, puoi.

 
Dopo aver raccontato questa storiella ad un amico messicano, egli ha così replicato: “Ojala se mueran los hijos de su puta madre”.

 
Caro imprenditore ladro che leggerai questo post, prontamente recapitatoti da qualche mio adorabilissimo lettore, immagina se al posto del calcio in TV i nostri ragazzi potessero raccogliere delle 7.65 come se fossero margherite.

 
Immagina quanto volentieri dialogheresti di fronte ad una canna rigata.

 

 

Ecco, a quel punto forse saresti in grado di diventare un imprenditore onesto.

 
Zoppo ma onesto, grandissimo figlio di puttana.

PUBBLICITÀ SCHIFOSA

Vorrei che tu, si tu che hai avuto l’idea di creare i banner pubblicitari che emergono dal nulla navigando in rete, potessi cagarti addosso durante il matrimonio di tua figlia. Una bella diarrea inopportuna come la tua pubblicità.

 

Ma vale anche per te, imprenditore della mia minchia che ti servi di questo disgustoso strumento!

Dovete morire soffrendo.

Dovete morire col pannolone pieno.

È squallido irrompere nelle navigazioni di qualcuno che cerca una notizia, un dato tecnico, che lavora o che, semplicemente, vuole farsi una sanissima pugna.

Se voglio comperare qualcosa, m’informo.

Non ho bisogno che mi ricordi della tua inutile esistenza.

Se sei titolare di un’azienda seria, significa che soddisfi i tuoi clienti.

Pensi che questo passi inosservato?

La rete nota, appunta, apprende, analizza.

Se invece fai parte di quella categoria di “imprenditori” che pretendono di fare “articoli di merda, ma con un’immagine da mille ed una notte”, allora dovete morire con le zecche che vi mordono!

Non so quante probabilità ci siano che questo post giunga tra le mani di quei vigliacchi che distribuiscono popup ai quattro venti, ma se dovesse succedere, vogliano essi considerare il mio immenso disprezzo, relativo alle persone, agli articoli, ai metodi, e anche alle loro mogli che, per avere scelto un marito così, devono essere intelligenti come una lavanda gastrica.