(dialogo tradotto dal dialetto)
VETRAIO: Ciao, come va?
PADRE VETRAIO: La solita merda…
V. Ma come? mi sembri in forma, magari non in formissima, ma un po’ meglio della merda, no?
PV: Ti ho detto che va di merda.
V: Ma dici così a causa delle gambe?
PV: quali gambe?
V: le tue. Le tue gambe.
PV: adesso non sono più gambe. Sono due merde.
V: ah ok, vabbè (inutile insistere per non sentire l’elenco completo dei Santi, associati ad ogni possibile animale feroce). Speriamo che si sistemino un pochino. Sii fiducioso.
PV: E tu invece? Come andiamo?
V: Massì dai, va bene; non mi posso lamentare. Tra poco ho finito con il cantiere, ho aggiustato il gancio di traino della macchina, domenica scorsa sono arrivato secondo in gara…
PV: Secondo te io sono arrivato alla mia età per non capire quando a mio figlio va di merda?
V: no no, assolutamente no! (anche perché non è il caso di contraddirlo: le gambe sono così così, ma col calibro 12 è un cecchino…)
PV: Allora?
V: No, non ti devi preoccupare, è tutto sotto controllo, il classico su e giù della vita.
PV: Vai in granaio e porta giù sei chicchi di granoturco…
V: In che senso? Devo andare a prendere davvero una manciata di mais?
PV: No, non ho detto “una manciata” ho detto “sei chicchi”. Ma capisci quando parlo o devo ripetere?(questo era un cartellino giallo, con sputo)
V: ah ok. Vado.
Francamente ho pensato che la demenza senile fosse arrivata a ballare il tip tap sulle nostre gracili vite e la cosa mi preoccupava un tantino.
Il periodo sarebbe in sintonia, la fortuna idem. Fatta.
Dopo aver prelevato e contato sei chicchi di mais, sono tornato dove lo avevo lasciato.
Non una vera e propria cucina.
È una stanza afferente alla cucina dove si fanno cose che non è bene fare in cucina, e non se ne fanno altre perché “non è mica un garage questo”.
È una stanza con la stufa a legna, con un enorme lavandino in pietra dotato del solo rubinetto per l’acqua fredda, c’è la gabbia del merlo indiano, ma senza merlo.
Boh, morto anni fa e mai più sostituito.
C’è una tavola di legno protetta da una coperta di lana.
Ci sono poi tanti oggetti apparentemente innocui ma atti ad offendere.
Ehm, direi più “scannare” che offendere, inclusa una mannaia.
Lo trovo lì ad attendermi con una gallina, un’anatra e un barattolino di Attack, si insomma, la colla cianoacrilica che se ti ci sporchi le dita, stanno là incollate in eterno.
PV: hai trovato?
V: sì, eccoli.
Nel frattempo smette di accarezzare i due pennuti appollaiati sulla tavola, che restano però lì a godersi il tepore della stufa.
Lui si dedica al mais e, dopo aver inforcato gli occhiali, apre il contenitore della colla e inizia a unire i chicchi.
Il risultato è semplice: due strutture composte da tre chicchi ciascuna, pressoché identiche.
Francamente il mio pensiero era che non potevo lasciarlo da solo in quello stato ed armato come un soldato ucraino a 50 metri dal confine russo.
Avrei dovuto chiamare il 118? La Celere?
Ma poi ho dovuto ricredermi.
PV: hai visto questi due bocconi?
V: sì, decisamente corposi. Meglio che tu li tenga distanti dai due animali, altrimenti li vedo male…
Ma con un gesto rapido, ha dato sia alla gallina che all’anatra, un mega boccone ciascuno.
In qualche secondo, il delirio.
Entrambi hanno ingurgitato ciò che l’occhio riconosceva come cibo, ma senza valutarne le dimensioni.
La gallina sbatteva inutilmente le ali, roteava il capo, cadeva e si rialzava, ha chiuso gli occhi ed è morta, al netto di qualche spasmo muscolare residuo.
L’anatra per qualche secondo ha fatto lo stesso.
Poi si è ricomposta e ha seguito la mano di PV per estorcere il bis, scodinzolando.
Io non proferivo verbo, limitandomi a immaginare cos’avrei dovuto dire all’operatore del 118, spiegando che mio padre era andato via di testa.
Avrebbero portato via anche me?
PV: che cosa hai imparato da questo?
V: mah, a dire il vero non saprei. Ci penso ancora un po’?
PV: no, te lo dico io. A parità di fame, o sei capace di ingoiare [le cose della vita] o muori.
V: …
PV: il secondo insegnamento è il seguente: che tu sia gallina o che tu sia anatra, prima o poi morirai, lasciando qualcuno che scodinzola.
V: e questo cosa c’entra?
PV: niente, era solo per farti bestemmiare.
V: hmlhbgownvo hgbwobgoww
PV: vieni a prenderti un pezzo di gallina domani? SI MANGIA!
Terapia di supporto psicologico decisamente impattante ma efficace.
Domani passo alla farmacologia: brodo di pollo e carne lessa.
Non serve la ricetta.
La pollastrella di oggi è costei:


fracatz
Il Vetraio