Premessa: Giovanni è mio padre e il dialogo andrebbe scritto in dialetto veneto.

Però se lo scrivessi in veneto non capirebbe una cippa nessuno, e allora tanto vale andare in osteria a bere due tazze.

A casa mia non esistono i termini “papà” e “mamma”, fatevene una ragione.

 

Il Vetraio: Ciao Giovanni, tutto bene?

Giovanni: se avessi sessant’anni in meno starei meglio.

Ilve: qual è il problema?

G: Ho le gambe che fanno pietà ai sassi…

Ilve: Beh dai c’è di peggio! Considera quelli che hanno….

G: fermati, perché mi hai già rotto i coglioni.   Che cosa mi hai chiesto?

Ilve: Ti ho chiesto quale fosse il problema

G: …e io ti ho detto qual è il mio problema, che non mi interessa sia maggiore o minore di altri.  Mi interessa che solo che sia il mio problema.

Ilve: E se tu ne avessi uno di più grosso?

G: allora quello diventerebbe il mio nuovo problema.

Ilve: giusto.

G: Lo so.

 

La divertente, spensierata, serena e “paturnia free”, vaginetta di oggi è lei:

 

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