Non ne ho mai fatto uso.
Il pigiama nella mia mente è banalità.
Forse ospedale.
Ma restando sulla banalità, mi sono detto: “Massì, banalizziamoci che visto il periodo è la cosa migliore”.
Allora ho deciso di unire più necessità.
Calore ne abbiamo?
No.
La stanza è freddina?
Sì.
Prendiamo un pigiama caldo?
Ok!
In mancanza d’altre gioie, un po’ di tepore in più non guasta e mi sono lanciato verso un pigiama felpato, morbidissimo ed avvolgente.
Fiero del mio acquisto.
Ma quando hai sfortuna, le cose fanno finta di andare per il verso giusto, salvo poi precipitare inesorabilmente, anche nelle cose più semplici.
E cosa potrà mai andare storto con un pigiama?
Le maniche.
Sì le maniche che, per motivi inspiegabili perfino dalla fisica moderna, durante la notte si sollevano lasciandomi di fatto in maniche corte.
Maniche corte = freddo = essere svegli, al freddo.
Avevo iniziato a bestemmiare come un ebreo che studia la storia, quando ho deciso di seguire il metodo scientifico.
Se le maniche si sollevano a causa dei miei movimenti tipici dell’insonne, il fenomeno dovrà verificarsi anche con un pigiama d’altro tipo.
Ho deciso quindi di riesumare un vecchissimo pigiama estivo, scolorito, consumato e impresentabile, per studiare le variazioni.
Esito: le maniche restavano perfettamente come tutte le cazzo di maniche lunghe del pianeta, costringendomi alla triste rassegnazione.
Morale:
quando non vuole andare, non andrà nemmeno se la spingi.
La vaginetta di oggi, che mai abbandona e sempre riscalda è costei:


fracatz
Il Vetraio