Diceva don Guido in tempi in cui non avevo capito come funzionava la vita, che ci si deve avvicinare al Natale a cuore leggero.
Ok.
Io avrei una proposta diversa.
Un Natale 2.0 che si svolga la terza domenica di dicembre per accontentare i religiosi.
Un Natale dove non serva essere più buoni.
Noi lo siamo, è per questo che ci spezzano.
Un Natale con l’obbligo di bere.
Molto.
Pesantemente.
Ubriacarsi in modo indegno per poi svegliarsi a S.Stefano facendo colazione con l’Unicum.
“Jingle bells, jingle bells, jingle all the pest”.
Un Natale di “chiodo scaccia chiodo”.
Un Natale per dimenticare.
E ne pretenderei i diritti.
La vaginetta di oggi è questa, con il suo triste occhio natalizio (in attesa di improvvise gioie):


Fracatz