In farmacia attendo pazientemente il mio turno.

A pensarci adesso, non so nemmeno il perché.

Prima di me, una selezione abbastanza eterogenea di concittadini.

Alcune signore anziane, un noto etilista, un paio di boldriniane risorse, una figa di legno ed una mamma con prole correttamente posizionata all’interno di un passeggino.

Ognuno con la sua croce.

Tutti bagnati dalla stessa pioggia.

Molti oppressi dal Natale.

Da questo Natale.

Non c’è un ordine.

Ogni tanto il farmacista alza un po’ il tono della voce, fissa qualcuno e gli spara un “Prego, mi dica”.

Una volta arrivati alla mamma con passeggino,  chiede una bottiglietta di alcol e con l’intenzione di spingere il figlioletto piccolo a completare la frase, pronuncia un bel “Perché l’alcol…” ed il figlioletto, invisibile dall’interno del suo guscio “…l’alcol disinfetta le ferite!”.

 

Il farmacista plaude.

Le vecchiacce ridacchiano.

Le risorse non capiscono un cazzo.

La figa di legno accenna un sorriso che le deforma il filler.

L’etilista, ultimo ad esprimersi, sentenzia: “Vero, verissimo!” 

C’è una bella differenza tra profonda innocenza e innocente profondità. 

E non mi riferisco al pargolo.

 

La vaginetta di oggi è lei:

 

2 Comments

  1. fracatz

    Rispondi

    questa proprio no, dai, ama troppo il cibo, è troppo diversa, altro che etilista e stilista che differiscono solo per la s

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