È domenica e di quelle domeniche che, sebbene invernali, mostrano un volto fintamente primaverile.

Dalla finestra si vede il sole ma, se apri la porta, rapidamente ti si toglie quel sorriso stronzo dalla faccia e corri vicino alla stufa.

O meglio: sopra.

Le campane suonano, richiamando fedeli beoti alla funzione domenicale.

Poveracci.

Vittime dell’inganno più lungo e strutturato della storia dell’uomo.

Ma non bisogna dirglielo, perché si incazzano e diventano violenti come il diavolo.

Appunto. 

È domenica, e di quelle domeniche destinate allo stare a casa.

A casa da solo a toccare oggetti che durante la settimana non toccheresti per mancanza di tempo.

E a toccare pensieri che invece durante la settimana hai tempo di toccare, ma con le mani sporche.

Continuo a guardare la scatolina degli auricolari che ho comperato, senza spiegarmi come la gente possa indossarli senza che cadano.

È evidente che ho le orecchie fatte male.

Controllo l’agenda che ho ripreso ad utilizzare dopo molti anni di stop.

Adesso senza agenda, non mi ricorderei più nemmeno chi sono.

Prima, senza agenda era lo stesso.

E allora è meglio stendere i panni, perché la lavatrice ha finito.

Questa è la vera sfida: dove stendere i panni se lo stendino è pieno?

Le soluzioni sono molteplici.

Alcune innocenti, altre diaboliche.

Non le descriverò per non correre il rischio di avervi sulla coscienza.

È domenica, e di quelle domeniche che iniziano con uno sguardo sullo specchio.

Lo specchio non mente mai.

Lo specchio è lo stesso di ieri sera, ma oggi mi dipinge in modo diverso.

O forse perché ha avuto l’aiutino.

E vabbè, un aiutino non si nega a nessuno.

L’importante è essere calmi, non arrabbiati e senza cali di motivazione.

C’era scritto perfino su di una pagina dell’agenda, anche se non ricordo quale.

Devo imparare a giocare al lotto.

Non lo so fare, ma ho dei numeri che mi faranno ricco.

Dicono che ci sia una app.

La troverò, giocherò, vincerò, arricchirò, scapperò e vaffanculo.

Per adesso resterò.

Devo fare esercizio con lo strumento musicale, cercando di evitare che il maestro mi mandi a casa bestemmiando come lo scorso mercoledì.

La padrona di casa è morta e quindi posso alzare il volume dell’ampli fino a quando l’anima non ne risulti massaggiata.

O fino a quando non si presententino i carabinieri alla porta.

E visto che sono allo specchio, mi auguro “Buona domenica”.

La vaginetta di oggi, che è troppo magra e mi sta sul cazzo:

 

2 Comments

  1. Rispondi

    Anche io uso l’agendina. Mi serve per confermare che il tempo sta passando davvero, perché quando guardo lo specchio sono sempre troppo sconvolto per capire che non ho più trentanni.

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