A parte il dolore per la presunta morte per suicidio del mio idolo (ispettore Morse) oggi è una giornata positiva.

È un martedì che si comporta da lunedì.

Un martedì che mente sapendo di mentire.

Ma la sua menzogna ha le gambe corte, perché il calendario lo smaschera.

Questa sarà una settimana corta.

Che poi, se si è suicidato avrà avuto i suoi motivi.

Morse, non il lunedì.

Non è che li abbia spiegati poi così bene sia chiaro, ma non importa, perché non è scritto da nessuna parte che si debba sempre dire tutto.

E non è scritto nemmeno che tutti possano capire tutto.

Spiegare non significa far capire.

È come quando arrivi con l’ambulanza in un luogo con più feriti da incidente stradale.

Trovi gente che urla e gente che tace.

A morire solitamente sono quelli che tacciono.

E lo fanno in silenzio.

Il fatto è che sembra essersi sparato (sempre Morse).

Ma non c’è certezza.

Insomma, chi ha deciso la storia da proporci, ha scelto una chiusura poetica.

Una chiusura che finalmente fa capire molto di un personaggio cupo come il tempo in cui vive.

Un personaggio che ha fatto delle scelte.

E le scelte mica devono per forza essere giuste o sbagliate.

Però sono scelte.

“Vuoi una brioche con la cioccolata o con la marmellata?”

“Ehmm, marmellata!”

È una scelta.

È inutile pentirsi quando la scelta è fatta.

Non è che con la bocca inzaccherata di marmellata mi vieni vicino a chiedermi un pezzo di brioche alla cioccolata, perché ti gonfio come un salvagente!.

E lui ha scelto di comportarsi come si è comportato, caricandosi le sue responsabilità.

Mica facile.

Io non voglio spoilerare, ma la scena durante il ballo è dolore allo stato puro, ma in poesia.

Una fucilata con proiettile di zucchero.

Un canto in trincea.

Ho riguardato la scena più e più volte e mi sono accorto che è completamente leggibile solo se si conosce il personaggio e i suoi contorni emotivi.

Se lo si vede per la prima volta, sembra non esserci un senso.

Forse sembrano reazioni disinteressate.

Ma anche questo non importa.

Non è un’azione per lo spettatore: è un’azione per se stesso.

La maestosità di un’azione studiata espressamente per il personaggio, fregandosene dei telespettatori come fanno i sindacati con i lavoratori, è incommensurabilmente potente.

Io dovevo scrivere un post sul complottismo!

Come ci sono arrivato qui?

 

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