Fin dall’antichità si attribuivano alla febbre delle doti mistiche.
La febbre ti avvicinava a dio.
E avevano pur ragione, visto che i più morivano.
Ho fatto tre giorni con la febbre alta, mentre il quarto idem.
Ed è vero: avvicina a dio.
Dio mi è stato vicino.
Vicinissimo.
Quando lo chiamavo, lui c’era.
Poco importa che avesse un estintore tra le mani.
E poco importa che una volta vuoto me lo abbia tirato in testa.
L’estintore.
Il nostro è stato comunque un dialogo costruttivo.
Io ho insultato lui e lui ha insultato me.
È stato anche utile quando mi ha consigliato di fare un tampone covid.
È stato un po’ meno gradevole quando, a test positivo, mi ha preso per il culo davanti a tutti i cherubini.
Carino quando ha voluto cantare per me un brano di Battisti in un duetto basso-voce che con voce LGBT era:
“Inseguendo una libellula in un prato
Un giorno che avevo rotto col passato
Quando già credevo di esserci riuscito
SEI FOTTUTO!”
E come in amicizia è giusto fare, senza nemmeno staccare le dita dal DO#, gli ho spaccato il basso sulla schiena.
Perché fare delle differenze?
Lui è dio come tutti gli altri e non può essere trattato in modo diverso.
Però è stato anche cortese.
Ha rubato delle particole gusto pistacchio a delle suore di chissà quale parrocchia e mi ha detto:
“Dai, in segno di pace consumiamo insieme questo cibo gustosissimo che solo una volta nella vita ti porgerò!”
“Ma io ho il covid e non sento i gusti!”
“Appunto, le mangerò solo io, coglione!!!”
Ho quindi provveduto ad investirlo ripetutamente con l’automobile, togliendogli dalla faccia quel fastidioso ghigno stile Sempio.


fracatx
Il Vetraio