La programmazione è fondamentale.
Programmare una giornata in modo corretto, significa stancarsi e rompersi i coglioni allo stesso modo di quando non programmi niente, ma sapendolo in anticipo.
Programmare significa valutare tutte le opzioni.
Infatti c’è l’opzione 1, la 2, la 3, la 4, la 5 e poi ti addormenti.
La programmazione chiude le porte agli imprevisti e le spalanca a tutto ciò che la sfiga si può inventare.
Infatti si dice: “quello è un tipo estroverso e fantasioso come la sfiga”.
La programmazione non ti fa perdere tempo; quello te lo fanno perdere le persone.
La programmazione elimina i tempi morti, infatti sono morti perché sono stati eliminati.
La programmazione implica che ci si debba appuntare tutto su di un foglio, separando le voci per priorità o per area di competenza.
Poi si deve cercare di non perderlo.
Il foglio.
E allora via!
Oggi il mio programma prevede che io debba andare in farmacia, in ecocentro e al supermercato.
Ce la posso fare.
Mi sveglio.
Ancora cinque minuti, ti prego…
No, alzati brutta testa di cazzo.
(I dialoghi tra me e me sono sempre molto cortesi)
Ecco, adesso sono sveglio.
Mi merito proprio un buon tè, faccio bollire l’acqua, preparo la tazza.
Poi mi rendo conto che non ho più tè, non ho più limone e non ho più biscotti.
Controllo di avere ancora l’acqua di rete, perché non si sa mai.
Bene, lasciamo stare la colazione che è solo motivo di perdita di tempo e procediamo con la programmazione.
Via, veloce!
Raggiungo la farmacia.
“Buongiorno e auguri a tutte!” (Una farmacia con tutte dottoresse è fantastica)
“Ciao Vetrà, cosa vuoi che ti dia?” (No dai, fai finta di non avere sentito e concentrati)
“Vorrei Farmaco A e se possibile, una confezione di B”.
“Non ho nessuno dei due”.
Bene, facciamo finta di nulla e concentriamoci sulla tabella di programmazione.
Adesso occorre fare la spesa.
Mi raccomando, non devo dimenticare il tè.
Sgommo, accelero, drifto, sterzo, freno, stacco, impenno e raggiungo il supermercato.
Credo che oggi vengano distribuiti ricchi premi e cotillon a tutti.
Non c’è nemmeno un posto per parcheggiare.
Attendo, gironzolo, e cerco qualcuno che se ne stia andando.
Ascolto le parole di una coppia di signore che si lamentano per aver fatto 50 minuti di fila per pagare.
No, niente spesa.
Saltiamo alla voce successiva.
La programmazione non si può fermare.
Corro a casa per caricare tutti i contenitori della differenziata.
Ecco, quello della carta va messo qui, quello della plastica va messo qui, il contenitore con le bombolette spray va qui, il secchio del vetro va messo qui…
Bene, si chiudono le porte e si va in ecocentro.
Ma no, cazzo!
Devo cambiarmi d’abito perché se mi sporco, bestemmio.
E oggi non voglio bestemmiare.
C’è la programmazione.
Con la programmazione non si bestemmia.
Faccio quel paio di chilometri di retromarcia con la gente del quartiere che si pone delle domande e raggiungo casa.
Mi cambio e riparto.
Vabbè, per errore non ho cambiato il giubbino ma starò attento.
Magari avrò un po’ di freddo ma lo lascerò in auto, preservandolo da macchie e strappi.
C’è colonna.
Ma dove cazzo vanno tutti oggi?
Raggiungo l’ecocentro.
C’è sole.
Molto sole.
Mi abbaglia e non riesco a leggere cosa ci sia scritto sul lettore del badge.
Scendo dall’auto per leggere.
Immediatamente mi rendo conto di aver messo i piedi su di una chiazza di olio vegetale che qualche figlio di Simmenthal ha sversato proprio lì.
In compenso, il biglietto dice “Ci scusiamo ma siamo tutti ammalati. Riapriremo quando la smetteremo di cagarci addosso”.
Lo trovo un bigliettino originale e c’è sole.
Decido di bestemmiare sorridendo.
Mi ricordo di avere le scarpe sporche di olio.
Mica sono scemo: prendo un pezzo di cartone e lo metto a protezione dei tappetini.
Sono intelligente, lo so.
La programmazione incalza e parto a razzo.
L’inerzia della frenata fa cadere il giubbino.
Si quello pulito.
E lo fa cadere proprio tra i miei piedi.
Olio + giubbino pulito = macchie.
Le bestemmie vengono gridate per qualche secondo ma non c’è tempo.
La programmazione non perdona.
Cosa mi è rimasto da fare?
Sì, certo, devo tornare a casa, scaricare tutto ciò che avevo caricato e devo riportarlo in casa.
Lo faccio.
Ora la missione è compiuta.
Mi rendo conto che non ce l’avrei fatta senza un minimo di programmazione.
Cerco una lametta per tagliarmi le vene, ma non c’è perché non ho fatto la spesa.
La vaginetta di oggi:


fracatz