Eccheallà, scrivevo proprio ieri a proposito della enorme importanza dei simboli.

C’era una volta in una città (beh oddio, direi più cittadina) del nord Italia, proprio là dove la nebbia vede il suo principale stabilimento produttivo, un gattino arrivato chissà come dalla Bosnia.

Ovviamente parlando il bosniaco non capiva un cazzo di ciò che i rodigini gli dicessero e quindi semplicemente se ne fregava, proprio come fanno sempre i gatti (e anche i bosniaci).

 

Quel gattino è cresciuto ed è diventato il simbolo di quella nebbiosa cittadina.

Studenti, lavoratori, avvocati, vigili urbani…

Tutti conoscevano Rossini, il gatto che aveva semaforo verde ovunque.

Dalle aule del tribunale, alle vetrine dei negozi.

Dal teatro al distributore di benzina.

Rossini ha fatto di Rovigo la sua dimora.

Per vent’anni.

Ha vissuto vent’anni, per poi essere investito e morire come un gatto normale.

È morto nel giorno di S.Valentino (ma la notizia non è ancora ufficiale).

E questo sa molto di monito, della serie “Se c’è l’amore, muore la libertà”.

Ma potrebbe anche significare semplicemente “Piuttosto di innamorarti, buttati sotto ad una macchina”, che mi sembra più pragmatica.

Vai Rossini vai ad ingravidare tutte le gatte del mondo di là.

E se non ci sarà quel mondo e fosse tutto finito, beh sei stato un figo nel mondo di qua.

Nella foto, il gatto Rossini che mi concede una foto, proprio finché bestemmiavo tutti i Santi a causa del caldo torrido.

Da notare come occupasse il tavolino di un ristorantino senza che nessuno si lamentasse.

 

2 Comments

  1. Rispondi

    belli i gatti rossicci ma col pelo corto, quelli a pelo lungo e rossicci invece hanno una loro personalità, son molto riservati quasi acculturati e campano pure di più sti stronzi

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