La scorsa settimana è stata all’insegna delle stimolazioni di provenienza complottista

La stimolazione complottista è un po’ diversa dalla stimolazione prostatica, ma sta in culo comunque.

L’errore classico che si fa, è sempre il solito: accettare il confronto.

Il confronto è sempre una cosa bella, utile e anche un’altra cosa che adesso mi sfugge, ma non con i complottisti.

È lì il nostro errore.

Non capiamo che il problema del complottista non è nel merito, ma in ciò che c’è prima.

No, non lì: prima ancora.

Discutere con un complottista è come tirare di scherma con qualcuno che, invece del fioretto impugna una fionda.

Discutere con un complottista è come parlare di pittura con Bocelli.

È come parlare di affidabilità con Renzi, di rettitudine con la Santanchè e di qualsivoglia argomento con Salvini.

Come parlare di classe con Berlusconi.

Di psicologia con la Bruzzone.

Mancano gli elementi.

Manca il substrato.

Il complottista è così abituato ad essere in malafede, che la vede ovunque.

Come i comunisti col fascismo.

Il complottista non accetta spiegazioni scientifiche O perché non le conosce, O le mette in discussione secondo teorie supportate solo dal numero 1314 di topolino.

Mi scuso con i lettori di topolino.

Quindi di cosa si dovrebbe discutere?

Avete mai provato a parlare ad un terrapiattista di Legge di gravitazione universale, di misurazione degli angoli di incidenza solare, di gray line, di skip ionosferico?

Nonostante le oggettività, egli/ella negherà basando le sue convinzioni su elementi di “università della strada”.

Non l’ho citata a caso.

Mi è proprio stato detto che la mia laurea avrei potuto attaccarmela al culo, perché l’unica università che conta è “l’università della strada”.

Troverete anche chi riportando alcune dimostrazioni che si rifanno alla trigonometria, la derideranno chiamandola “trigonomerdìa”.

Troverete i negazionisti del covid che “tanto era solo un’influenza” dimenticando che sono state mietute (credo) 190.000 vittime.

Troverete quelli che non hanno mai parlato con un anestesista per farsi descrivere che in quei mesi non aveva più di fronte dei polmoni, ma delle “sacche di cuoio” (così me le hanno descritte amici rianimatori).

Saranno persone che non avranno mai toccato con mano il problema dei ventilatori polmonari che dovevano essere modificati per vincere contropressioni che mai erano state valutate così elevate su pazienti vivi.

Negheranno il COVID e anche le sue sindromi long-covid, che sono terribili quanto la vera malattia.

Nessun negazionista è venuto con me ad ascoltare una ragazzina di 17 anni in sindrome long-covid che chiede ogni giorno ai genitori di morire a causa di una cefalea (scala del dolore 8) persistente sulle 24 ore da anni e che non regredisce nemmeno con gli oppiacei.

I negazionisti non prenderanno in considerazione che le vaccinazioni hanno avuto un ruolo determinante nel depotenziamento del virus, ma si fermeranno al cretino concetto “Un’amica di mia zia si è ammalata anche se vaccinata”, facendo rotolare i coglioni anche alle donne.

Non comprendono la differenza tra un accesso ospedaliero e una permanenza in unità intensiva.

Per non parlare di tutte le varie sfumature di disagio, da quelle alimentari con crudisti, vegani, fruttariani, a quelle più “psyco drama” come i sciachimicari sui quali tra le altre cose ho fatto pure la tesi di laurea.

Ma non è finita!

Ci sono pure i negazionisti circa l’uomo sullo spazio, i sostenitori della terra a forma di discoide…

Parliamoci chiaro: sono persone in difficoltà.

È evidente che si tratti di soggetti in numero non trascurabile che denotano problemi psicologici e psichiatrici, con prevalenza dei secondi.

Una volta venivano messi in manicomio.

Adesso no.

Adesso sono all’interno del tessuto sociale e contribuiscono a rendere peggiore il mondo.

Faccio presente che Trump, si proprio lui, quello che voleva il nobel per la pace prima di mettere il mondo in ginocchio con follie economico-finanziarie e una guerra all’Iran (che poi è diventata guerra totale in medio oriente), è un complottista.

Quindi amici miei, il problema non è convincere un complottista che è pazzo.

Il problema è quello di evitare i contatti con lui.

Non si risolverebbe niente.

Occorre lasciare che Darwin lavori.

Però una cosa va detta: chi rinnega la scienza, la medicina e la tecnologia dovrebbe farlo in modo totale.

Non si può etichettare un medico come un assassino perché spinge per una profilassi vaccinale, salvo poi chiedere il suo intervento perché hai l’appendicite o perché la gonorrea che ti ha passato tua madre, ti da problemi.

Eh no!

Non puoi lamentarti delle scie chimiche per poi salire su di un A380 per andare in Tailandia, i migliori morti tua.

In manicomio ti potrebbero curare, fuori no.

Quindi, dopo che si sono spese tutte le energie possibili per farti capire che il vaccino non ti uccide, che non ti innestano nessun microchip, che non ci sono gli stracazzo di metalli pesanti, che non diventi più autistico di quello che già sei, che la terra non è piatta, che se bevi piscio muori, che se non ti nutri in modo bilanciato crei lavoro per gli ospedali e poi per i becchini, devi morire e male.

Mi dovete scusare ma io non sono un politically correct.

Un idiota è idiota.

Un culattone è culattone.

Una lesbica è lesbica.

Un assassino è un assassino.

Un ebreo è ebreo.

Quindi quando mi dicono che la terra è piatta, sapete cosa? Me ne fotto e giro al largo.

 

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