ALL’ULTIMO SANGUE

Si preparano al conflitto con largo anticipo.

Arrivano nell’arena piene zeppe di adrenalina.

Le narici sono dilatate e lo sguardo fisso.

Si sfiorano in senso di sfida.

Si guardano minacciose.

Pronte a tutto.

Pronte a lottare per il risultato finale.

Pronte per lo scatto decisivo

 

Che avviene solo quando la cassiera grida: “Cassa 4 apertaaaaa!”.

E allora avviene quell’accelerazione micidiale come solo i piloti di caccia, degna di una lotta all’ultimo sangue.

 

Vaginetta di oggi:

 

SMETTETELA!

Smettetela di accusarmi di razzismo!

Smettetela perché è semplicemente falso.

Il razzismo è una posizione discriminatoria nei confronti di una razza.

Io sono indifferente alle razze.

Non provo schifo nel relazionarmi con uno zingaro.

Provo schifo se quello zingaro è sporco per sua scelta e ladro per mio danno.

 

Non provo odio nei confronti di un negro.

Provo odio nei confronti dei negri che appestano la mia città, vendendo droga e sesso, cagando in compenso, in ogni possibile luogo non utilizzato dagli street dogs.

 

Non voglio che venga abolito il diritto all’asilo politico.

Pretendo però che si rifletta sul fatto che meno del 5% dei richiedenti asilo, ne abbia poi i requisiti.

 

Non chiedo che i migranti muoiano in mare.

Per questo motivo non devono partire.

 

Non sono contrario al fatto che una persona cerchi rifugio da guerre e sevizie.

Voglio solo che si consideri che pochissimi di quei quattro lazzaroni che arrivano a bordo della Sea Watch siano realmente profughi.

 

Non voglio che vengano soppressi i criteri di SAR (search and rescue) in mare.

Voglio solo che si capisca che quello che i delinquenti assassini di Sea Watch (e affini) non è soccorso, ma trasporto.

 

Non sono scettico a priori circa le motivazioni che spingono i  migranti a scegliere l’Italia come luogo di approdo.

Chiedo solo che qualcuno mi spieghi perché, tra le tre opzioni possibili, Penisola Italica, Penisola Iberica e Penisola Ellenica, si scelga sempre e solo quella Italica.

 

Mi sembra evidente che ci debbano essere delle motivazioni.

Non è che alle varie mafie servano degli schiavi a cui affidare lavori ai confini con la schiavitù?

Non è che l’indotto di cooperative sociali fittizie abbia “bisogno di qualcuno da aiutare fintamente”?

Non è che hotel che rischiavano la chiusura, perché obsoleti e marci come delle fogne, stiano risollevando il capo grazie agli introiti che lo stato italiano sottrae alla sua gente per queste blasfeme azioni di aiuto?

Non è che le lobby dei prodotti agroalimentari a basso costo vogliano qualcuno da mettere a culo alto a raccogliere pomodori a 3 euro al giorno?

 

Non è che stiamo aiutando i nostri vostri sporchi affari?

 

Cari cattolici della mia minchia, siete così sicuri che il vostro Dio sarebbe così fiero di voi?

Cari comunisti, siete così sereni a sapere che siete una delle peggiori zecche che la vacca Italia possa nutrire?

Cari imprenditori, siete così lieti a sapere che siete così poveri, che vi resta solo il denaro?

 

Io sarei stanchino di essere tacciato di razzismo per coprire la vostra delinquenza.

Io non voglio che si continui ad accettare immigrati clandestini.

 

1) perché non li voglio vedere morire come topi su chiatte che affondano;

2) perché non voglio che delinquenti proprietari di navi ONG, finanziate da chissà chi, facciano profitto sul disagio creato all’Italia;

3) perché non voglio le navi ONG;

4) perché non voglio vedere schiavitù al servizio delle mafie;

5) perché non voglio vedere minori a contatto coi preti;

6) perché abbiamo migliaia di italiani in condizioni di estrema difficoltà;

7) perché non voglio veder arrivare in Italia soggetti che non vogliono integrarsi;

8) perché non esiste posto al mondo in cui l’immigrazione clandestina non sia reato;

9) perché investiamo milioni di euro per creare strutture produttive in ogni Paese emergente;

10) perché decenni di buonismo mi hanno convinto che i miei coglioni non ne possano più.

11) perché io gli immigrati, per come li volete voi, io non li sopporto più!

Vergognatevi!!

 

Vaginetta del giorno:

 

MESTRUAZIONI

Ebbene sì: mestruazioni.

Scrivo di mestruazioni, perché da due giorni a questa parte seguo su FB la “sanguinosa” diatriba di genere, scatenatasi a seguito di un post di una idiota appartenente al genere femminile che scrive quanto segue:

 

“HO LE MESTRUAZIONI!

Sì, così, tutto in maiuscolo e a voce bella alta.

“Mi dia una confezione di ASSORBENTI ULTRA CON ALI.”

“Lei che cosa dice, L’APPLICATORE DEI TAMPAX serve davvero o con il dito vanno al loro posto lo stesso?”

“Ma LA COPPETTA, poi siamo sicuri che riesco a tirarla fuori?”

Senza sussurrare, senza infilare nel carrello i primi che troviamo per non farci sorprendere davanti allo scaffale. Senza vergogna. Il governo ha deciso che gli assorbenti sono un bene di lusso e devono essere tassati al 22%, a differenza di altri beni di prima necessità come i rasoi (toh!) e i tartufi, tassati al 5%. Ma allora, se le mestruazioni sono un lusso, sfoggiamole come si deve, dico io! Ne parliamo sussurrando, compriamo gli assorbenti come un adolescente alle prese con l’acquisto del primo preservativo, siamo noi le prime, spesso, a fingere che non esistano. Ci capita un lusso simile ogni ventotto giorni e ce ne vergogniamo, neanche ci avessero sorprese a mangiare pane e tartufi.

Se stiamo male “in quei giorni lì” lo diciamo quasi scusandocene, perché non siamo “abbastanza donne” da soffrire in silenzio. Tolleriamo che i pubblicitari versino sangue azzurro a nobilitare con un tocco maschile il nostro sangue e il nostro utero. Abbiamo permesso che una malattia dolorosa e terribile come l’endometriosi diventasse quasi invisibile.

Le mestruazioni sono un lusso? Ve lo diamo noi il lusso. Vi impediremo di fingere che non esistano. E non c’è bisogno di andare in giro con i pantaloni insanguinati. Basta parlarne, parlarne, parlarne. Ad alta voce, e con orgoglio, proprio come faremmo con qualunque altro bene di lusso.

“Buongiorno signora, come sta?”

“Oh, non ha idea, mi sono arrivate con una settimana di anticipo e sanguino come un maiale sgozzato da ieri.”

“Non me ne parli. Ieri ho mi sono infilata così tanti assorbenti interni che alla fine pensavo che mi avrebbero chiesta in moglie.”

“Non posso venire, ho le mestruazioni.”

“Metto motivi personali?”

“Ho le mestruazioni.”

“Mal di pancia, allora?”

“Non ho mangiato troppo. Ho le mestruazioni.”

“Parenti in visita? Indisposizione mensile?”

“Le mando una foto?”

Parliamone. A voce alta. E non solo fra donne. Parliamone soprattutto davanti agli uomini. Parliamone con le nostre figlie e senza aspettare che il fratello o il padre siano usciti dalla stanza. Se succede ogni ventotto giorni non è un lusso. E non è un segreto.

Essere donna non è una colpa e non è una condizione da scontare. Non siamo tenute a soffrire in silenzio. Volete fingere che gli assorbenti non esistano e non siano necessari? Aspettate e vedrete. Ne parleremo così tanto che in confronto il calcio diventerà un argomento di nicchia. Ci sarà perfino uno status apposta su Facebook. “In che fase del ciclo sei?” Con tanto di gif. Ne parleremo fino allo sfinimento. E alla fine non potrete più fare finta di niente.

C’è un elefante nella stanza, signori, un elefante rosso sangue. Vi impediremo di fingere che non esista.

Cit. Rosapercaso

 

Sì insomma,

la classe, il pudore e la femminilità in persona.

Pure la merda è una cosa naturale.

Essa esce dal mio culo come esce dal vostro.

Nessuno dice che la merda costituisca tabù.

Nessuno però si sognerebbe di parlare di merda in qualsiasi contesto.

Se mangiando, qualcuno mi parla di merda, lo gonfio come una cornamusa, tipo.

 

C’è forse un motivo per iscrivere le mestruazioni nella lista delle cose gradevoli?

C’è forse un profumo identificato da una lussuosa bottiglietta sulla quale è stampigliato “Eau de mestruaziòn”?

C’è forse qualcuno che vorrebbe vantarsi di sfoggiare un grumo mestruale sul bavero del cappotto, così, tanto per staccare dalla tinta di grigio?

 

Le mestruazioni fanno parte della nostra vita.

E dico “nostra” perché, se disturbano la vita delle donne, non è che per gli uomini siano come una ballata di carnevale.

Per le donne sono sette giorni di calvario.

Per noi uomini, visto il periodo di saldi, è stato coniato anche il simpatico periodo premestruale che, gradevole come come una colica renale, ci impone il massimo del controllo dei nervi.

 

Io credo che le donne abbiano identificato l’uomo come unico loro problema, su questa piattissima terra.

Io credo invece che le donne abbiano un detrattore ancor più subdolo e idiota: certe altre donne.

Solitamente femministe.

E le femministe altro non sono che la convergenza dei difetti femminili e di quelli maschili, tutti in uno stesso contenitore.

 

Questa è la foto a corredo del geniale articolo, a sigillo definitivo della classe di questa bifolca:

 

NON AUGURIO

No, non preoccuparti: non ho intenzione di farti gli auguri.

In questi giorni ho osservato molto bene le masse antropomorfe che calpestano questa tonda terra, e mi sono accorto che, in relazione agli auguri, ci sono diversi atteggiamenti così elencabili:

1) se non fai gli auguri, sei una merda;

2) se fai gli auguri, sei un falso;

3) se fai gli auguri solo ad alcuni, sei un leccaculo; perché sicuramente farai gli auguri solo a quelli che te li renderanno come favori.

 

In sostanza sono posizioni diverse, perché altrettanto diversi sono i significati che la massa attribuisce alla parola “augurio”.

E torniamo sempre lì: le parole hanno un senso; le frasi sono composte di parole e avranno un senso dipendente dalle parole che le costituiscono; le vaginette non usano parole ma comunicano benissimo.

Quindi, come dice la Legge di Marilù, parla meno e leccala di più.

Dov’ero rimasto?

Ah sì: l’augurio viene interpretato soggettivamente da ognuno degli antropomorfi di questo pianeta, con conseguente caos.

L’augurio è un auspicio, una speranza, una roba bella che non c’è e si spera arrivi; una roba bella che c’è e che si spera non se ne vada.

Esempio: vi auguro che la Boldrini venga rinchiusa in una porcilaia zeppa di suini affamati.

 

E allora la mia domanda è: invece di augurarmi del bene, perché non decidi di farmelo?

Cioè, invece di rompermi il cazzo con un messaggino sul cellulare per dirmi che speri per me cose buone, perché non fai in modo di farmele avere queste minchia di cose buone?

Vale tra amici, tra colleghi, tra consorti, tra amanti, tra polizia municipale e suore paoline, tra tutti.

 

Smettiamola di fare auguri e scopiamo di più.

Ecco, questo è il concetto.

Tutti saremmo più sereni, più gentili e più affabili se potessimo affondare il nasino molto più spesso su di una vaginetta come questa:

 

NCC ROMA

Partendo dalla manifestazione di NCC e BUS turistici avvenuta oggi a Roma, vorrei esporre alcuni pensierini:

1)l’italiano medio deve capire che, se si vogliono cambiare le cose, occorre che le cose cambino; e questo crea disagio, altro non fosse per l’abitudine che c’era per  il “prima” e che ci rompeva il cazzo; pensate a cosa succede calzando un paio di scarpe nuove…;

2) ogni nuovo provvedimento (sottolineo OGNI) introduce delle variazioni che sicuramente possono essere oggetto di critica, ma la democrazia si esercita attraverso i propri referenti politici e le associazioni di categoria; come dici? Che non fanno un cazzo? Vuol dire che avevate votato dei rappresentanti del cazzo;

3) Roma è la città del ladrocinio e della furberia patologica, a tutti i livelli; e questo era per voi, cari manifestanti e qui mi fermo, perché mi verrebbe voglia di definirvi una casta, ma stasera non ho voglia di dirvelo, delegando Uber che spero vi faccia un culo come un comodino del ‘700;

4) Roma deve essere per i romani e per i turisti, anche se credo ne abbiano più cura i secondi; occorre una serie di provvedimenti che, un colpo al cerchio e un colpo alla botte, crei spazio per tutti;

5) la decapitazione delle due ragazze scandinave ad opera degli islamici “moderati” mi fa pensare che non ci siano alternative: o ci svegliamo o saremo islamici in breve tempo.

 

La vaginetta di oggi, viene dedicata con tutto il cuore ad un clochard palermitano (boh, credo) di origine francese, ucciso a botte da un sedicenne per rubargli 25 euro.