IL MIO CORONAVIRUS #13

È odioso vedere che le fabbriche debbano essere costrette a restare chiuse.

È odioso vedere le persone che muoiono come mosche.

La contrapposizione tra due valori.

La salute e il denaro.

Senza salute si muore.

Senza denaro, idem.

Quindi è necessario usare l’intelligenza per modificare delle consuetudini, anche normative, organizzative e procedurali, per vedere di risolvere questo sistema, che improvvisamente si è trovato con una variabile in più.

Intelligenza.

Che non è la capacità di pensare, ma la capacità di risolvere.

E non come quelle imprese venete che stanno cercando di forzare la mano delle prefetture per riaprire domani, lunedì 06 aprile 2020, anche senza averne i requisiti.

Nemmeno i requisiti dettati dal buonsenso.

Sì, perché le forze operaie non sono propriamente degli “strumenti” insensibili alla paura.

Sono esseri viventi.

Ecco, si informano gli industriali che, finché loro tengono i loro culetti profumati al riparo da tutti gli agenti patogeni, gli eventi sociali e i possibili rischi che il periodo implica, gli operai non sono propriamente felici di entrare in produzione, dopo che per la loro sicurezza sono stati investiti miliardi di banconote da zero euro.

E se io fossi un prefetto, unitamente alla risposta formale di divieto, invierei anche tanti piccoli vasetti di vetro di buona fattura e artisticamente significativi, riempiti di sputi.

Perché questo merita ogni imprenditore che se ne catafotte della salute altrui.

A tutti gli operai del mondo, dedico la vaginetta di oggi:

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IL MIO CORONAVIRUS #12

L’italianità si manifesta in modo palese, partorendo una misura di emergenza come il lockdown, che viene osservata con rispetto da tutto il mondo, per poi trovare gli escamotage alla napoletana per scavalcare i dettami della commissione scientifica, appositamente pagata, e tornare ad infettarci allegramente come cani randagi, pensando di aver fatto fesso chissà chi.

E deve ancora emergere in tutta la sua potenza, la notizia che vede i felini come ulteriore vettore dell’infezione.

Ne vedremo delle belle.

Che la vaginetta sia con voi!

 

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